chè si stanca, dice.

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Queste di ramino a me non piacciono molto. A parte il fatto che le chiamano carte francesi e a me di francese non piace niente. Solo i colori della bandiera. E forse Marsiglia. Tu ci sei stato a Marsiglia? Io ci vado, prima o poi.

Il francese lo studio a scuola, ma non piace molto neanche a me. Batte sempre sulla lingua. Di più l’inglese. E anche lo spagnolo. No, a Marsiglia no. Sono stato a Parigi con zio Giulio. Mi è piaciuta molto, più di tutto perché ci sono andato con zio. Mi ha portato sulla Torre Eiffel, però con l’ascensore. Sono un sacco di scale, lo sai? Quando arrivi su è tutto bello. Lontano, però bello. Le carte francesi sono più grandi, però. E con i colori più belli. Mi piacciono questi colori. Si chiamano semi, vero?

Sì, non lo so perché. Però, aspetta. I Francesi hanno messo il Re che vale più della Regina. Il Re sarebbe la lettera K, che però a giocare si dice il K. La Regina sarebbe la Q, che però a giocare si dice il Q. Se guardi bene, le Q hanno tutte la faccia triste. E le occhiaie. No, se erano veramente regine, all’inizio della storia, non se la dovevano passare per niente bene, senti a me. Le chiamano così, chissà perché. Il Re e la Regina, come a scacchi. Quasi come a scacchi. Li conosci gli scacchi?

Guarda che lo so che esiste il gioco degli scacchi! Sono stato malato, ma non sempre. A casa c’è una scacchiera bellissima, non l’hai vista? Quella con i pezzi colorati. Sono tutti pezzi unici, molto preziosi. Mamma dice che è mia, solo mia. L’ha fatta nonna. So anche come si gioca. Però non ci gioco mai, neanche da solo. Ho paura che poi i pezzi si rompano. Tu sai giocare a scacchi, Uma?

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Non mi piace manco per niente! Conosco le mosse, ma non mi piace niente. Ché negli scacchi quello là, il Re, sta sempre fermo. Sì e no va in giro a fare quattro passi. Però un passo alla volta. Ché si stanca, dice. Alla Regina e agli altri tocca tutto il lavoro. Che poi sarebbe un lavoro unico, se ci pensi. Tutto il santo giorno a muoversi per salvare il Re. O per ammazzare il Re di quegli altri. E i Re? Sempre fermi, loro. Solo un passetto ogni tanto. Regina, alfieri, torri, pedoni, tutti a salvare il Re. E pure al cavallo tocca faticare. E fare la guerra. Povero cavallo, ché lo fanno muovere sempre a elle. Perché? I cavalli non si muovono a elle. I cavalli galoppano e trottano. Ti piacciono i cavalli?

Che storia, questa delle mosse. Non ci avevo mai pensato. Già, i cavalli veri non si muovono così. Però la scacchiera è piccola, Uma. Non possono mica galopparci sopra, eh eh eh! I cavalli? Sì, mi piacciono. Non ci sono mai salito. Non ci posso ancora andare a cavallo. Forse… Non lo so. Però mi piacciono. Una volta ne ho toccato uno, era nel box di un amico di mio padre. Nero, alto, lucido, aveva i muscoli tesi. Allora, queste carte napoletane? Giochiamo, dai. Come funziona questo tre sette?

Lo chiamano tressette con due esse. Aspetta, prima le carte. E i semi. Anche qui c’è il Re. E quello che vale più di tutti è il Re di denari. Però al posto della Regina qua almeno hanno messo il Cavallo. Poi c’è il Fante, che sarebbero questi quattro vestiti proprio ridicoli. Eh, cose di guerra anche qua. Poi, i numeri dal sette all’uno. Ché se giochi a tressette il valore delle carte è tutto diverso. Il Re non vale molto a tressette. Infatti il gioco si chiama così per i valori delle carte. Quello che vale di più è il Tre. E quello che vale di meno è il Sette. Me lo ha detto papà Mattia. Il tressette me lo ha insegnato lui. Che dice anche che il tressette non è… vabbè, non importa. Poi, c’è la carta del numero Uno, che chiamano anche Asso, come nelle carte francesi. Però nelle carte napoletane, al posto di quegli altri, li vedi? Al posto di cuori, quadri, fiori e picche, nelle carte piccole ci stanno i denari. Li chiamano anche ori. Insomma, i soldi. Poi coppe e bastoni. E valgono così così, fino alle spade.

Mi piacciono di più i semi delle carte francesi, Uma. Aspetta. Cuori, quadri, fiori e picche, giusto?

Sì, i francesi devono essere più romantici, Gabriele. I cuori. I fiori. Anche più artisti. Già, più artisti. Però, e bravi i Francesi! Le picche non lo so cosa sono di preciso, ma non devono essere una cosa buona, perché valgono meno di tutte. E se a uno vuoi rispondere male si dice che gli rispondi picche. Beh, allora decidi, vuoi giocare con queste francesi o con le altre?

Non so. Ma hai detto che prima devi dirmi dei semi.

I semi dei Francesi?

No, quelli li hai già detti! Non è attenta, signorina Uma!

Oh, mi scusi, signorino Gabriele!

Eh eh eh! Dai, dimmi dei semi di queste piccole, le napoletane. Queste del tressette con due esse.

Eh, io i semi delle napoletane non li ho mai capiti molto. Cioè, perché li hanno fatti così, senza cuori e senza fiori. E neanche quadri. E perché hanno deciso di mettere i bastoni, che chiamano anche mazze. La stessa cosa. Prima dei bastoni ci sono le coppe. E alla fine, le spade. Mah!

Uhm… e i denari valgono di più di tutti, come i cuori?

Sì, come i cuori. Chissà perché…!

Aspetta, lo so io! I napoletani hanno i soldi, ma sono senza cuore. E hanno le spade. E le coppe. E i bastoni. No, eh? Non hanno soldi, Uma. Figurati, i napoletani! Solo se vanno in America e si comprano la limousine!

Forse, quando hanno fatto le carte, i napoletani ce li avevano i soldi. Però non lo so, veramente, mi dispiace.

E le coppe cosa sono, Uma? Quelle dei campioni o quelle dove si beve? No, non può essere la coppa dei campioni, l’hanno inventata adesso. Mah! E i bastoni? Servono per fare a botte o perché erano boscaioli i napoletani? O falegnami? O zoppi? A Napoli non credo che ci siano boschi, Uma. C’è il Vesuvio, che è un vulcano, l’ho visto in televisione. No, non credo che ci siano tanti boschi a Napoli. Tu lo hai visto il Vesuvio, Uma? Oh, guarda! Il mare…!

Il tressette a Gabriele lo insegnerà a Roma, molto tempo dopo. In casa. Ma solo perché doveva portare a termine un impegno. Tutte le regole, compresa la variante del tressette a tre. Mentre lo insegnava Uma capirà che non le piaceva più di tanto. E poi si gioca in quattro, Uma. Zia non gioca a carte. Chiediamo a mamma se sa giocare a tressette col morto? Uma guardandosi intorno dirà solo no, lascia fare, perché non completiamo il puzzle, meglio? Alma dice sempre che non finiamo mai un gioco, che siamo due meravigliosi idioti disordinati e ci stufiamo sempre di tutto. Dai, facciamogliela vedere che non è così! Guardando Gabriele che tutto contento prendeva la scatola Uma respirerà sollevata. Fai presto a far passare le voglie ai bambini, basta trovare una voglia nuova, una voglia giusta.

Il tressette col morto ad Alma, sono un’idiota!

Nella limousine, invece, Alma segue discreta il loro dialogo, con amore. Discreta, ma intenta. Cristina, Emma ed Helen chiacchierano fitto fitto, un po’ in inglese e un po’ in italiano. Uma è presa presissima dalle parole di Gabriele sui napoletani e il Vesuvio. Per cui, ad accorgersi per primo dell’ennesimo stupendo scorcio di mare sarà lui, che ha alzato lo sguardo. E tanti saluti alle carte e ai napoletani. Picchiatori, falegnami, oppure solo zoppi.

estratto da Le ultime stelle in Sedici 1990

i grassetti sono per il blog