Isabelle de Frissac

Pubblico in anteprima, per la gioia dei vostri occhi, il capitolo Isabelle de Frissac che si trova nella parte intitolata Otras Locuras del saggio Spin-off 1993 che sarà reso pubblico integralmente il giorno 16 dicembre 2017.

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Isabelle de Frissac è un personaggio inventato.
Dei fumetti a sfondo erotico-avventuroso, per l’esattezza.
Perché la metto qui?
Un po’ per prendere respiro, uscire dalle mille e una Isabella di Spagna e spezzare una seconda lancia nei confronti della Francia. Sia pure lancia fatta di carta.
Un po’ per raccontarvi di Isabelle, se non la conoscete già.
E infine per dirvi qualcosa sulle radici della mia personalissima locura.

Il personaggio Isabelle ha degli agganci storici. Sempre nel suo fumetto. Dopo il gran successo, però, si scriveranno vere e proprie storie su di lei.
Quali gli agganci storici? Oh, ne cito uno su tutti: Richelieu.
Per cui parliamo del secolo sedicesimo (sempre se non ci sbagliamo per l’ennesima volta coi numeri dei secoli).
O insomma, un’epoca successiva a quella di Juana. Nella quale, così dice la Storia, le donne se la passavano un pochetto meglio. Mah!

Isabelle nasce come Duchessa e le fanno fuori – proprio sotto gli occhi, che lei è piccina picciò – mamma papà e parenti tutti. Il cattivone nel caso di Isabelle è un Barone tedesco. Di cui non ricordo il nome. Non importa, un Barone.
Lei si salva per miracolo (!?). E viene cresciuta dagli zingari. Va in giro e si diverte un sacco. Impara a fare a botte e diventa una spadaccina coi controfiocchi. Quando viene a conoscere le sue origini giura vendetta e da lì partono una serie di avventure bellissime. Veramente belle.
Una vera eroina!

Isabelle era una intrepida. Bellissima anche nell’aspetto. Pare che il suo disegnatore si sia ispirato a Brigitte Bardot. Infatti, è bionda. Ok, preferirei le brune, ma non importa. Comunque bella. E audace. E libertina.

Lei era una che non si fermava neanche davanti a uno stupro. Nel senso che non stava lì a piangere e fare la vittima. Se poco poco le capitava. Ma si organizzava e, da sola o con altri appresso, lo andava a ripescare il bastardone e lo faceva a fette. Ma fette veramente!

Perché la faccenda mi riguarda?
Perché poc’anzi ho scritto di… radici della mia follia?

Perché la sottoscritta ha letto tutti, e dico tutti, i fumetti di Isabella. Che si chiamava Isabelle, ok. Perché era francese. Però in copertina faceva Isabella. Perché il suo personaggio lo ha inventato un italiano.

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Io ricordo perfettamente i miei pomeriggi (e a volte la mattina) in casa del compare e della commare. Che sarebbero le persone che ti battezzano. Così si chiamano dalle mie parti. La loro era qualcosa in più di una… seconda famiglia. Essendo io la quarta e ultima figlia, i miei genitori insegnavano in giro per la provincia di Lecce, mio padre nei primi tempi col motorino, io ho passato quasi tutta l’infanzia da loro, dai compari. Perché ai miei tempi non c’erano gli asili. E se c’erano – ricordo la sigla Onmi vicino casa – costavano parecchio. Oggi non saprei, non me ne intendo molto di asili. Ma, almeno dalle mie parti, non credo che stiano messi benissimo.

Comunque, col senno di poi, per me la disfunzione del welfare anni 60 ha funzionato alla grande!

E… sì, io sono nata in una famiglia molto cattolica.
Non come quella di Isabella mamma di Juana, come quella nessuna mai. Però cattolica. E la sottoscritta è stata, of course, battezzata.

Ho pensato a lungo alla decisione da prendere in merito. So che ci si può sbattezzare. E so anche che questo gesto ha poco più che un valore simbolico, perché dalle carte di una Parrocchia non va a finire in nessuna statistica. Almeno, per ora.

Per il profondo rispetto che nutro per Mia Madre,  profondamente cattolica, ho pensato che detto sbattezzo lo avrei fatto solo dopo la sua morte, avvenuta nel 2015. Mio Padre, poi, che era un mezzo Diacono e squisitamente cattolico, molto più di Mamma, è morto dal 1977.
Almeno come corpo.

Comunque non l’ho ancora fatto. Non mi sono ancora sbattezzata. Non è escluso che non lo faccia. Però a patto di farne cosa pubblica dichiarata ai quattro venti.

Uno dei motivi per cui non l’ho ancora fatto è che… gli anni della mia infanzia e preadolescenza sono profondamente legati alla casa del compare e della commare che mi hanno battezzata.

In quella famiglia vi erano anche due figli maschi e una figlia femmina.

Tutti più grandicelli di me.

Costoro, parlo del compare e dei suoi figli (perché la commare faceva la casalinga ed è stata fondamentale nella sua funzione materna e amorevole, verso la sottoscritta) avevano tutti e 4 chi per un motivo chi per un altro a che fare col Disegno. Dico così per fare prima.

E costoro, tutti ma tutti, eccezion fatta forse per la commare (ma non posso giurarlo) erano appassionati di fumetti. Forse per primo il compare.

Una montagna di fumetti. Tanti ma tanti. Diversi tra loro.

E in cima alla montagna c’era Isabella.

Io me la portavo veramente a letto. Nel senso che ho ricordi nettissimi dei miei pomeriggi estivi, sdraiata in uno dei tanti letti di quella casa. Con accanto una collina di fumetti. A sinistra del letto. Man mano che li leggevo li posavo a destra, a formare altra collinetta. Il tutto con una certa qual circospezione, è logico! Ricordo però che l’accesso a quei fumetti era… semilibero.  Li scovai un bel giorno in un armadio a muro usato come libreria, che si apriva con una porta, una vera porta, simile alle altre in casa. E quell’armadio era solo uno dei tanti scrigni di… fumetti. E quella porta io la ricordo sempre aperta. Ossia, non aveva una chiave. Evenienza che, nel caso, avrebbe solo reso più appetibile ai miei occhi detto armadio.

Le avventure di Isabelle de Frissac, prima di ogni altra lettura o visione, più di ogni altra cosa, sono state la mia educazione sentimentale. Chiamiamola così. E nella mia famiglia, compari inclusi, si studiava e si leggeva moltissimo.

Non riesco a collocare esattamente l’anno o gli anni di riferimento. Ricordo per certo che era tutti nuovi, quei fumetti. O insomma, poco… usati! Il web mi dice oggi che Isabella è stata editata a partire dal dicembre del 1966. Fino al 1976.

E io nel 1966 avevo 8 anni. Ma sì, facciamo anche 68.

A rigore io non posso definirmi una… Ragazza del ’68. Visto nel 68 avevo 10 anni. Ok, negli anni successivi ne ho combinate.
Di una cosa sono certa: molta responsabilità nelle mie successive follie ce l’ha Isabella, proprio lei.

Isabelle de Frissac che avrà regnato per buona parte del mio ’68 e certamente nel ’69. E ancora regnerà, a lungo, negli anni successivi. Incontrastata. Sulla mia lucida follia.

[estratto da pagg.206-208]

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p.s.:
A Isabelle ho già fatto cenno.
In un pezzo dal titolo Isabelle su tutti.
Scritto quattro anni fa.
Un cenno di sfuggita.
Ma a carte scoperte. come sempre.

Nessun brano di sottofondo qui.
Potete però ascoltare quello del pezzo già linkato, Isabelle su tutti.
La musica è la sigla di chiusura de “La freccia nera”.
E va bene uguale.
M.A.C.