le chiamano commedie

17 febbraio 1993. Ore 7 del mattino, circa.

Squilla il telefono di Paola. Non il cellulare, quello di casa. È un mercoledì. E lei è a Catania, già detto.

Squillò il cellulare e lei dormiva. Era mattiniera, ma non così tanto. E poi voleva festeggiare. Da sola, ma festeggiare. Con una bella dormita, tanto per iniziare.

Il pensiero di Paola, ancora mezza addormentata, va immediatamente a Kate, che è a Hvar. Invece è Uma.

Paola, ti devo dire una cosa importante. Sei sveglia?

Che è successo, Uma? Dove sei?

Uma sa dell’esistenza di un affare chiamato fuso orario. Infatti, ha pazientato fino all’una di notte.

Facciamo così. Ti svegli, prendi un caffè e io richiamo tra mezz’ora. Precisa. Ti devo raccontare un fatto e chiederti un altro fatto. Ma il racconto è lungo, meglio se ti alzi!

E butta giù.

Il tono della sua voce è calmo e lievemente sorridente. Ma Paola non si rassicura per niente. Anche perché sa che la giovane amica non ama le telefonate, quasi per niente.

Puntuale lo squillo la raggiunge in poltrona. Sulle gambe il resto di una colazione al volo e in mano una seconda tazza di caffè. Neanche fatta la doccia.

Ciao, sono da zia. Le ho chiesto di usare quello di casa perché non deve cadere la linea. Come stai?

Io? Bene, Uma! Ma tu? Dimmi!

Stasera ho visto un film, Paola… – che vorrebbe replicare e mi chiami da Boston alle 7 del mattino per dirmi questo? ma lo tiene per sé – però prima ti devo dire un’altra cosa: qualche giorno fa ho conosciuto una donna!

Le antenne di Paola si rizzano. Riaffiorano i suoi antichi timori, le proiezioni delle sue paure nei confronti di Alma e Uma. Ahia – pensa – s’è innamorata oltreoceano![1]

Cioè, non proprio conosciuta… – Paola emette un lieve sospiro di sollievo, accende una sigaretta e si predispone all’ascolto di quanto ha tutta l’aria di diventare uno dei monologhi ‘umani’ in presenza – ero con Arianna e Sean in un ristorante italiano. Poi ti dico chi sono Arianna e Sean. La donna era seduta in un tavolo vicino. Arianna mi fa la conosci? E io no chi è? È un’attrice, si chiama Marisa. M’ha detto anche il cognome, Paola, ora non me lo ricordo. Un cognome italiano, anche se lei è americana. Cioè, è nata qua, però i suoi nonni sono toscani, sia quelli della mamma sia quelli del papà. Paola, ci sei?

Ci sono. Son tutta orecchi, Uma.

Questa Marisa ha un paio di anni più di me. Molto carina. Arianna dice che ha studiato alla Boston University, che sarebbe l’Università di Boston. Che però qua la dicono abbreviata, Bi Iu. E, ti dicevo, Arianna mi ha detto che dopo l’università questa Marisa ha deciso di fare l’attrice. E sempre Arianna dice che forse le daranno l’Oscar. Per la parte che ha avuto in un film. Non è la protagonista. Però il film ha dentro gli italiani-americani. E uno fa la parte di un avvocato. Paola, è per questo che t’ho chiamato!

Ah…!

Il film l’ho visto poco fa, a casa di Sean. C’era anche Arianna. Il titolo non me lo ricordo, forse la storia del cugino Vincenzo. Però scritto in americano. Tu lo hai visto? È uscito un anno fa. Arianna dice che forse lo hanno mandato anche in Italia.

La storia del cugino Vincenzo, Uma? No, non l’ho visto.

Anche il resto del film era in americano, Paola. Per fortuna lo abbiamo visto da una videocassetta. Così, ogni tanto, Sean fermava il registratore e con Arianna mi traduceva il succo del discorso.

Paola immagina la scena e il viso le si illumina del suo sorriso ironico e preciso.

La storia del film è una storia per ridere. Una commedia all’americana. Così dicono che si dice. Come commedia all’italiana. Perché le chiamano commedie?

Sono sempre parole di Uma, che fa l’ennesima domanda non domanda e infatti prosegue senza attendere risposta.

Ok, fa niente. E insomma, in questa commedia, che Sean e Arianna m’hanno tradotta piano piano, c’è un avvocato italiano-americano. E questa Marisa fa la parte della sua fidanzata. L’avvocato, come attore, fa Pesci di cognome. Il nome non me lo ricordo. Invece il suo personaggio avvocato di cognome fa Gambino. La fidanzata non lo so come fa di cognome, però le hanno dato come nome Mona Lisa. Pensa! Come il quadro di Leonardo, però con una enne sola. Mona, vabbè, lasciamo stare. Paola, Gambino è un cognome siciliano, vero?

Sì, è un cognome siciliano, Uma.

Questo Gambino è uno che ha preso la laurea, come avvocato. Però è un ignorante di prima categoria, come avvocato. E lo prendono tutti in giro, per primo il giudice del processo. Poi è uno che combina sempre casini. Però è anche un tipo sveglio, perché è intelligente. Questo fatto che è intelligente si capisce solo alla fine. Perché salva dalla pena di morte suo cugino. Che avevano messo in galera con l’accusa di omicidio. Invece aveva solo scordato di pagare la scatoletta di tonno. Ok, questa è una storia lunga. E poi non è molto importante. Ti dicevo, l’avvocato Gambino è di New York. Sai, la storia degli italiani mezzi mafiosi che stanno a Broccolino. Infatti Arianna dice che ne fanno tanti di film sugli italiani-americani che sono mezzi mafiosi, in Iuessei.

Li fanno anche qui, Uma. Solo che in Italia sono quasi sempre siciliani.

Eh, infatti questo Gambino nel film ha un accento siciliano. L’ho capito anche senza traduzione. A parte questo, è uno che va in giro con un collanone d’oro, gli stivali con la punta di ferro, una giacca di pelle nera e senza cravatta. Infatti, il giudice, il primo giorno, fa sbattere in galera anche lui, perché non aveva la cravatta e poi perché faceva le domande sceme. Invece di dire che il suo cliente era innocente e stop. Il cliente che poi è sempre questo suo cugino Vincenzo. Paola, ci sei?

Son qui, Uma.

E insomma, ti volevo dire che, a parte questo Oscar che forse le daranno, questa Marisa nel film è una proprio sveglia, sa tutto sulle automobili, sui semiasse e sui cambi d’olio e sulle tracce di pneumatici. Infatti la sua testimonianza alla fine salverà il cugino Vincenzo. A parte questo, il film ha avuto molto successo. Non so se è per gli italiani che sono sempre siciliani. Però questa storia non mi va proprio, Paola. Ecco, volevo dirti questo. E poi un’altra cosa. Ci verresti a Boston, per favore? Anche con Kate? E magari Frane? Così lo vedono come sono fatte le italiane che fanno l’avvocato…

Si dice avvocata, Uma.

Vabbè, avvocata. Il fatto è che proprio non mi piace. Tutti a ridere. Ok, ridono anche sugli americani. Di certe parti. Il film è ambientato in un posto che si chiama Alabama, dove c’è la pena di morte. Nel film gli Alabamesi li hanno fatti quasi tutti scemi, un po’ zoticoni. Anche il giudice, che si dà tante arie, alla fine fa la parte dello scemo. E si ride anche del giudice.

Uma, è una parodia. Per ridere. Però hai ragione, con le risate passano un sacco di cose. Ridendo e scherzando ti fanno ingoiare molti rospi. E quelli lì si chiamano stereotipi. I film ci marciano molto con gli stereotipi, Uma.

Ok, stereotipi. Ma non mi piace lo stesso. Chè poi, sono sicura sicurissima, gli italiani avvocati in America mica sono tutti così. Anche gli altri avvocati non sono mica tutti così.

No, non siamo tutti così, Uma.

Sai, Arianna mi ha detto un’altra cosa. Le sa proprio tutte. A proposito di avvocati. Sta per uscire un altro film. Che parla di avvocati. Tutta un’altra storia. Dentro c’è anche la musica di Bruce Springsteen. Arianna ci va pazza. E conosce una che fa la comparsa in questo film. Che non è ambientato nell’Alabama, ma nella città di Filadelfia. Arianna dice che sarà una bomba. Comunque, staremo a vedere. Allora, che fai? Ci vieni, Paola?

Chi, io? A Boston?

Sì, a Boston e poi a Filadelfia e pure a Cupertino. Così gliela facciamo vedere a tutti come sono fatte le avvocate. Italiane. Chè quelle come te sono pure belle bellissime!

Uma? Grazie, grazie. Io ci verrei anche. Non subito, vediamo. Il fatto sai qual è? Che anche qua di stereotipi ce ne sono a milioni. Su avvocati e su avvocate. E poi, ora te lo racconto io un altro fatto. Apri bene le orecchie, Uma. Il racconto è lungo. Non è ancora un film, ma ne vedremo delle belle. Ne sono certa. Sta a sentire.

C’è un avvocato italiano che vive in Italia. Si chiama Dell’Utri. Avvocato, si fa per dire. È laureato in Giurisprudenza, ma non ha mai fatto l’avvocato. E se lo ha fatto è solo per scherzo. Questo qua è nato a Palermo. E ha un amico che si chiama Berlusconi, che è nato a Milano. Questo Berlusconi ha fatto un sacco di soldi. E Dell’Utri è diventato suo collaboratore stretto. Presidente della Fininvest, che sarebbe la società di pubblicità di questo Berlusconi. Questi due hanno un altro amico che si chiama Mangano, un mafioso di prima categoria. Della famiglia mafiosa di Porta Nuova, a Palermo. Questo Mangano è stato assunto da quel Berlusconi. Per fare lo stalliere nella sua villa, dice. Ma è fesseria. E per essere difeso da altri mafiosi, perché Berlusconi ha paura di essere sequestrato, per via che ha molti soldi. Dice. Ma sai come lo chiamava Borsellino, il giudice che hanno ammazzato quando noi eravamo in barca, l’anno scorso? Sai come lo chiamava a questo Mangano? Testa di ponte della Mafia nel Nord Italia, lo chiamava. Testa di ponte, altro che stalliere! Ma questo è niente, Uma. Non ne hanno solo uno di amici mafiosi, quei due. Ne hanno tanti. Troppi. E hanno troppo potere. Alla fine, vuoi sapere l’ultima? A quanto pare, sempre questi due, Dell’Utri e Berlusconi, proprio quest’anno vogliono fondare un Partito nuovo in Italia. Un Partito che secondo loro dovrebbe risolvere tutti i nostri problemi. E sai come lo vogliono chiamare? Forza, Italia!

Davvero?

Già… forza, Italia! Col punto esclamativo. Manco fossimo allo stadio! Uma mia, tu stai a Boston e ti fanno vedere quei film lì, ti arrabbi e hai ragione. Ma il fatto sai qual è? Che tra poco, qui in Italia, di film ce ne faranno vedere di peggio. E non saranno film. Sarà la realtà, Uma! Vien voglia di andarsene per davvero. E non per qualche settimana soltanto. Ma lasciamo stare, meglio non pensarci, ora. Adesso io voglio festeggiare. A proposito, auguri passati, Uma!

Eh, già! Però passati da poco, solo poche ore. E allora auguri anche a te, avvocata Paola di Catania bellissima!

Grazie, grazie. Troppo buona.

Paola accende una seconda sigaretta. E cambia tono e discorso. Adesso, dopo tutti questi film, me lo dici chi è Arianna?

Eh, un’altra volta! Sono stata un sacco al telefono. Ciao. Dai un bacio a Kate da parte mia, appena torna.

E Uma butta giù.

A Paola le antenne tornano all’insù.[2]
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[1] Vedi La festa alla cultura in Sedici 1989.

[2] Giorni dopo Paola si informerà. Il primo film di cui parla Uma è My cousin Vinny, distribuito in Italia con la traduzione letterale di Mio cugino Vincenzo, con Joe Pesci e Marisa Tomei. La quale Tomei, nel marzo 1993, vincerà in effetti l’Oscar come migliore attrice non protagonista.
L’altro film, ancora non uscito, è Philadelphia, Che nel 1994 di premi ne prenderà un sacco sacchissimo, per dirla con Uma. Tra gli altri, Oscar a Tom Hanks e a Bruce Springsteen.
Il film di cui parla Paola, invece, quello di Forza, Italia! ahimè, vincerà anche lui. Non sarà un film. E neanche una vera e propria commedia. Ma vincerà. Non solo, in Italia terrà banco al botteghino per 20 anni e più. E in troppi stanno ancora riscuotendo percentuali sugli incassi.

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Versione integrale del capitolo “Le chiamano commedie” In Sedici 1993.