può capitare

Amour

Paola aveva sempre amato le donne.
Non tutte le donne. Diciamo due, va.
La prima si chiamava Elisabetta e aveva trent’anni, insegnante di storia e filosofia al liceo classico. Un classico.

[…]

Elisabetta invece fu amore vero. Platonico. O almeno, non consumato. Ma amore vero, durato nel tempo.
Le aveva dato tanti consigli. E alcuni libri.
Paola solo molti dei suoi pomeriggi.
Sapeva di piacerle, era la più brava. E ci teneva a non fare passi falsi. Ma la donna tanto bella e sola in una casa di così tante stanze la affascinava tanto. Un giorno prese coraggio e lo disse. Il liceo però lo aveva finito.
Potrei innamorarmi di te.
Elisabetta aveva solo sorriso. Con un che di malinconico. Può capitare, cara. Non c’è nulla di male. Ma stai attenta, potrebbe capitarti per davvero.
Era finita lì, forse perché Elisabetta parlò d’altro. E Paola non ebbe coraggio altro. Ancora pomeriggi e libri. Libri e pomeriggi di letture e sorrisi. Poi tutto finì, forse perché Elisabetta si trasferì.

Estratto da non c’è nulla di male in Sedici 1989