L’unico che scavò

Quel matto di Gustavo

In zona cesarini, unico ingresso maschile nelle mie Locuras.[1]

All’ultimissimo momento, ma a pienissimo titolo. Al contrario di Uma non stravedo per i superlativi, ma Gustav Adolf Bergenroth li merita.

Parallela alla voglia di leggere i suoi scritti cresceva in me la voglia di saperne di più sulla sua vita. E avrò ampia conferma della sua immensa, generosa follia.

Scarne le notizie in italiano. Dovrò ricorrere per l’ennesima volta al traduttore. Quanto segue – per ora e con qualche digressione – proviene da Wiki England.

Gustavo nasce in una città che…  se lui oggi fosse tra noi sarebbe polacco.

Nome della città? Per un po’ l’hanno chiamata Marggrabowa (fino al 1928), poi Treutburg (fino al 1945), per diventare quella che è oggi, ossia Olecko.

Stessa città, vari invasori. A naso il secondo deve essere un dono nazista.

Gustavo nasce sotto il segno dei Pesci, proprio come Bastardo. Ennesima riprova che lo Zodiaco è roba da maneggiare giusto per rompere il ghiaccio nel fare conoscenza su un divano. E subito dopo riderci su.

Gustavo muore a Madrid, già detto. A 55 anni. En passant, sotto l’Acquario. 🙁

La sua figura di riferimento è il Padre. Magistrato. Ma anche patriota testardo e incorruttibile. Da lui Gustavo riceve un’educazione ‘ben calcolata per sviluppare l’indipendenza della mente e la forza del corpo’.[2]

Dopo carriera ‘piuttosto burrascosa’ all’università di Königsberg, svolge ‘incarichi minori’ nella magistratura. Si dedica anche a studi di statistica ed economia politica. Piuttosto burrascosa? Perdiana, Wiki England, perchè non ce la racconti?

Le sue indagini, combinate con il ‘temperamento irrequieto’ che gli rendono sempre la ‘vita ufficiale disgustosa’, lo portano ad adottare ‘avanzate opinioni democratiche’, che, manifestate liberamente durante le rivoluzioni del 1848, gli costano il posto nel ‘servizio civile’ per il trionfo della reazione.

Appena noi leggiamo queste parole, l’amore per Bergenroth, già con le valigie pronte sulla strada giusta, ratto s’apprende e decolla.

Ma continuiamo da Wiki England. Pare che il nostro, prima di emigrare, abbia dato una mano nella rocambolesca fuga da Spandau del poeta tedesco Gottfried Kinkel. Del quale Kinkel qualcosa ci va di dire.

Prendendo momentaneamente pausa da Gustavo.

A noi Gottfried sta simpatico perché nel 1837, dopo un viaggio in Italia, molla la teologia per dedicarsi all’arte. Noto per le attività rivoluzionarie e la fuga di prigione (1850) aiutato dall’amico ed ex studente Carl Schurz. [anche Gustavo, però! ma questo la pagina Wiki England su Kinkel non lo dice].

Prigione dove Gottfried sta scontando da un anno l’ergastolo per un’insurrezione. Pare che il poeta si cali letteralmente giù da un muraglione col classico lenzuolo annodato. Così è ritratto in un dipinto.

Dopo la fuga Kinkel ripara a Londra, dove entra nella Lega dei comunisti, ma anche in polemica con Marx ed Engels. Poi va negli Usa e prova a raccogliere fondi per finanziare attività rivoluzionarie in Germania, ma ne trova pochini.

Torna a Londra nel 1853, insegna tedesco e a… ‘parlare in pubblico per donne’. E questo è il secondo punto a favore di Kinkel, ai nostri occhi.

Poi tiene conferenze – sempre Kinkel, occhio! – su letteratura, arte e storia della cultura tedesca. Muore a Zurigo, dove ha accettato una cattedra di archeologia e storia dell’arte. Non tornò mai più in Germania. Ah, quasi scordavamo: lui, Kinkel, sposa Johanna scrittrice, compositrice e musicista. Johanna che “assiste il marito nei suoi lavori letterari e nelle sue attività rivoluzionarie”. Lasciamo stare. Un’altra semi-in-quanto. Comunque pare che Kinkel non fosse granchè come poeta. Resta famosa solo la sua fuga. E allora torniamo da Gustavo.

Il quale, dopo aver dato una mano al poeta, è ‘determinato a emigrare’ in California (1850). Gli episodi del ‘suo viaggio e residenza’ sono i più avventurosi. Becca la febbre gialla ‘sul passaggio’. Viene derubato, privo di sensi, di tutte le sue proprietà. Arriva a San Francisco mezzo morto. E… ‘dovette la sua vita alla carità di una donna’. Donna che con tutta probabilità non sapremo mai chi cavolo è.

Comunque, che viaggio, Gustavo mio! E ancora è niente!

Ripresosi da un attacco di colera, il nostro si reca nel deserto e vive per qualche tempo la vita di un cacciatore. Vede molte delle ‘operazioni del comitato di vigilanza’, che successivamente ha descritto vividamente in Household Words. [ultimo passo poco chiaro, Google a prescindere. Indagherò.]

Nel 1851 torna in Europa. E ‘guidò per diversi anni in una vita di vagabondaggio’, cercando lavoro alternativamente come tutore e come letterato.

E io t’amo sempre più, vagabondo che non sei altro!

Nel 1857 ‘forma la risoluzione’ [starà per decide] di dedicarsi alla storia inglese, e si stabilisce a Londra con lo scopo di studiare il periodo dei Tudor.

Da queste scarne e provvisorie news noi deduciamo e fantastichiamo.

Uma in questo momento è presente, lo diciamo per maggiore chiarezza. Il suo “immagina, puoi!” è qualcosa di molto consistente, altro che spot con Clooney!

In questi 6 anni di ‘vagabondaggi e precarietà’ Gustavo decide di andarsi a chiudere a doppia mandata in archivi polverosi. Sì, è decisamente matto. E anzi Uma dice che forse lo ama più di me. Torniamo a Wiki England.

Trovando insufficienti i materiali nell’Ufficio Inglese, Gustavo ha ‘concepito l’audace piano’ di stabilirsi a Simancas e di fare un esame approfondito dell’Archivio Generale de Simancas, in quel momento estremamente difficile da raggiungere.

L’audace piano. Gustavo, s’è già detto che t’amiamo? Sì, proseguiamo.

Prima di Bergenroth non più di sei studenti, spagnoli e stranieri, avevano fatto importanti ricerche negli archivi. E si credeva ‘generalmente che fosse stato commesso un grande disastro da parte dei soldati francesi, che Bergenroth trovava motivo di dubitare’ [which Bergenroth found reason to doubt. Uhm…]

I francesi, ancora loro! Non è possibile!

La storia delle sue indagini è ‘narrata graficamente’ da lui stesso in lettere all’Athenæum, e in comunicazioni private a Sir John Romilly, il ‘maestro dei rotoli’, che è stato indotto dalle lettere di Athenæum a procurare a Bergenroth una commissione con uno stipendio del governo inglese.

Bravo, sir John! E ora è il momento, anche per Wiki England, di parlarci del tuo più grande merito: ‘Bergenroth manifesta rapidamente il talento più notevole come ‘decifratore, interpretando più di dodici cifre di enorme difficoltà, con le quali gli archivisti spagnoli erano a loro volta inconsapevoli, o le chiavi a cui si erano sottratti’. La loro ‘persistente ostruzione’ lo costringe a ricorrere all’ambasciata inglese a Madrid; ma la sua energia trionfa su ogni ostacolo e nel 1862 gli viene permesso di pubblicare un Calendario dei documenti negli Archivi di Simancas relativi agli affari inglesi dal 1485 al 1509, con aggiunte dai depositi di Bruxelles, Barcellona e altri luoghi.

Ah, l’energia che trionfa su ogni ostacolo…! Però da qualche parte, non ricordo più dove, abbiamo trovato scritto che il Barone von Werthern sganciò un po’ di soldi. Quisquilie. Proseguiamo.

Questo Calendario è introdotto da una ‘affascinante prefazione’…

[letta, e affascinante è dire poco]

…che ‘descrive le sue difficoltà e i suoi successi come decifratore e include una brillante revisione delle relazioni tra Inghilterra e Spagna durante il periodo’.

Brillante revisione. Direi anche illuminante, visto che nessuno prima aveva deciso di ‘illuminarci’ su quei documenti. Nessuno. Per 300 e più anni.

Nel 1867 Gustavo viene eletto membro dell’American Antiquarian Society nel 1867. Bravi! Un secondo volume più grande appare nel 1868, dove analizza i documenti dal 1509 al 1525 [letti anche quelli].

Esamina a Simancas, con grandi privazioni, documenti sul periodo negli archivi pubblici, ne fa una raccolta e la pubblica nel 1862-1868, sotto il titolo di ‘Calendario delle lettere, Dispacci, ecc. Relativo ai negoziati tra Inghilterra e Spagna’. Infine, mentre lavora instancabilmente nei registri di Simancas, il nostro Gustavo becca una febbre epidemica. E muore.

Sulla morte in data 13 febbraio 1869 si ferma la pagina di Wiki England.

Che in fondo contiene però un link. Questo: Bergenroth bio (in German).

Provateci voi. Perchè quando l’abbiamo fatto noi il risultato è stato: pagina non trovata. Che figura di merda asburgica o tedesca o fate voi!

Archiviata (è il caso di dirlo) la questione tedesca, andiamo a vedere se e quanto di Gustavo racconta l’enciclopedia libre in espanol. E nel caso, se qualcosa in più sull’inglese, magari un link esterno più dettagliato. In fondo, il nostro è vissuto e morto a Madrid. In effetti qualcosa troviamo. Gracias, Espana!

Innanzitutto diciamo che la gran parte delle notizie riportate dall’enciclopedia libre proviene dalla biografia Gustave Bergenroth: a memorial sketch.  Scritta da William Cartwright. Editata a Edimburgo nel 1870. Citata anche da Wiki England, che però ha deciso di estrapolare qualcosa in meno.

Appuntiamo le notizie in più trovate grazie agli spagnoli:

  • Olecko si trova a due passi dalla Russia (ma per questo bastava la cartina).
  • Gustavo è un secondogenito.
  • Entra nell’Università di Konisberg a 20 anni.
  • Ha vita studentesca intensa, essendo nominato ‘presidente fraternità’ e anche ferito in un duello con la spada.
  • Il suo babbo muore quando lui ha 25 anni.
  • Tra il 1836 e il 1845 svolge vari lavori nell’amministrazione della giustizia a Königsberg, Köslin, Berlino. E Colonia, dove entra nel movimento socialista.
  • E lì iniziano i primi problemi con le autorità prussiane.
  • Nel 1845 chiede un congedo e fa un viaggio in Italia.
  • Del 1847 invece è un soggiorno di ricerca in Francia.
  • Si trova a Berlino quando scoppia la rivoluzione del 1848.
  • Dopo una sconfitta subita dai rivoluzionari si dimette e va in clandestinità. Google traduce ‘pasar a la clandestinidad’ con ‘andarsene sottoterra’; per nostra fortuna l’originale è più chiaro, ci stava a prendere un coccolone. Ma proseguiamo. Per puro gusto nei successivi puntini lascerò la traduzione così come la trovo.
  • Poco dopo, le notizie della corsa all’oro californiana arrivarono in Germania.
  • Un collega gli affida la missione di scoprire se era un buon posto per fondare una colonia socialista utópica.
  • Parte da Southampton il 15 luglio 1850 e arriva a San Francisco dopo 71 giorni dalla rotta dell’istmo di Panama (il canale non esisteva ancora).
  • Durante il viaggio si ammala di febbre gialla e quando arriva in California contrae il colera e ruba tutti i suoi averi. [?] J
  • Cercato di sopravvivere per l’oro, ma ha trovato così ha finito per gettare la montagna, utilizzando tecniche di sopravvivenza apprese nella sua infanzia nelle foreste della Prussia Orientale. [?]
  • Dopo numerose avventure riceve denaro dai suoi compagni e 15 Aprile 1851 inizia la viaggio di ritorno in Germania.
  • Porta un messaggio positivo, dicendo che la Baia di San Francisco era il luogo ideale per fondare una colonia socialista, ma a quel punto i suoi compagni si erano scoraggiati e avevano abbandonato il progetto.
  • Dopo aver vagato per diversi anni in Europa, si stabilisce in Inghilterra nel 1857.
  • Allora ha 44 anni e decide di trasformare la sua vita per dedicarsi alla ricerca storica, in particolare per scrivere una storia della dinastia Tudor inglesa.
  • Ben presto si rende conto che una gran parte dei documenti relativi ai Tudor doveva essere trovata negli archivi spagnoli di quel tempo, principalmente l’Archivio Generale di Simancas, e decise di recarsi in Spagna per consultarli.
  • A quel tempo era molto raro che i ricercatori non spagnoli potevano consultare quegli archivi – il primo caso risaliva al 1844.
  • Il 20 agosto 1860 Bergenroth arriva a Simancas. Lo sponsorizza la rivista letteraria Ateneo, per la quale dovrebbe scrivere articoli provenienti da Spagna
  • Lo aiuta anche il Ministero degli Affari Esteri prussiano [commento nostro: e questo deve essere il Barone von Werthern già trovato, non ricordo più dove.]
  • Lui è la prima persona che studia la storia d’Inghilterra negli archivi di Simancas.
  • Trova numerosi documenti inediti, molti dei quali criptati. Riuscì a decifrare quasi tutte le chiavi spagnole del XV e XVI secolo.
  • Inizia a trascrivere e tradurre documenti che attirano l’attenzione del Maestro degli Rolls britannico, che si offre di pubblicare una raccolta di essi.
  • Il direttore dell’Archivio di Simancas resiste alle opere di Bergenroth e impedisce di copiare documenti criptati (aprile 1961). Forse perché Bergenroth era diventato l’unica persona vivente in grado di comprendere quei documenti riservati.
  • Bergenroth deve andare ripetutamente a Madrid per protestare contro le autorità e convincerle a consentirgli di continuare il suo lavoro.
  • In un’occasione il segretario della Royal Academy of History gli disse che il governo stava solo cercando di impedire che le “miserie della Spagna” venissero trasmesse.
  • Bergenroth si trasferisce a Barcellona per indagare nell’Archivio Generale della Corona di Aragona (settembre 1861).
  • Da lì torna a Londra per supervisionare la pubblicazione del primo volume della sua opera monumentale, il Calendario. Decide anche di cambiare il suo obiettivo, passando dai Tudor alla proiezione di una storia sull’Imperatore Carlo V.
  • Il Calendario fu pubblicato nella primavera del 1863 e gli diede un importante riconoscimento pubblico.
  • Oltre a continuare a indagare in Spagna, Bergenroth andò a Parigi, poiché gli Archivi dell’Impero contenevano documenti rubati dai francesi dall’Archivio di Simancas e mai restituiti.
  • Era anche a Bruxelles.
  • Nel 1866 fu pubblicato il secondo volume del calendario.
  • L’introduzione fu controversa e gli costò aspre critiche [non avevamo dubbi].
  • Dopo una deviazione attraverso la Prussia, dove visita sua madre, e Roma, torna a Simancas nel 1867. Lì trova la notizia che l’ex archivista è stato licenziato ma anche il nuovo non facilita il lavoro, a causa di ordini segreti da Madrid. J
  • Il ministro dei lavori pubblici dovette intervenire personalmente, e in un’udienza con la regina ottenne un ordine che eliminò definitivamente tutti gli impedimenti precedentemente piazzati su Bergenroth. [commento nostro: Evviva la Regina! Se abbiamo fatto bene i conti deve essere Isabella II di Spagna, della quale Storia dice un gran male ma chissenefrega!]
  • Ciò portò alla scoperta di molti nuovi documenti, nascosti fino ad allora, sebbene alcuni file risultino essere scomparsi. [Ahia!]
  • Nel marzo 1868 torna a Londra per supervisionare la pubblicazione di un volume extra del Calendario.
  • A novembre riparte per Parigi e da lì a Simancas. Quando arrivò si trovò affamato, il caos dovuto alla rivoluzione del 1868 e un’epidemia di tifo, da cui si ammalò. Si trasferì a Madrid ma non migliorò. Il 9 febbraio 1869 scrisse le sue ultime battute e il 13 febbraio morì poco prima di compiere 55 anni.
  • I rimanenti volumi del suo Calendario furono pubblicati postumi sotto la direzione di Pascual de Gayangos.
  • Il primo documento pubblicato in Ateneo è una lettera inviata dal diplomatico Pedro de Ayala ai Re Cattolici da Londra nel 1498, in cui ha raccontato la sua ambasciata in Scozia e, per inciso, ha dato una preziosa notizie sulle prime spedizioni in inglese di scoperta Nord America. [commento nostro: vada per Pedro ma deve essere lui, il nostro Diego. Ciao, Diego!]
  • Bergenroth fu il primo a trovare documenti che dimostrassero che fino a quel momento si chiamava Juana la Loca, figlia dei Re cattolici privati del trono di Castiglia, che era stata effettivamente vittima di una cospirazione.
  • Nel prossimo puntino vi è una sintetica (e in gran parte errata) ricostruzione operata da enciclopedia libre. Ma noi la copiamo dalla traduzione, così com’è, perché ci stiamo a divertire.
  • Sua madre, la regina Elisabetta, avrebbe diseredato perché non stava andando a messa o voluto confesarse. Suo padre, Fernando, nel 1506 convinse il marito, Filippo il Bello, per bloccare la sua a Tordesillas. Anni dopo, il figlio maggiore di Juana, Carlos, continuava a confinamento e ha ordinato il obligasen per ascoltare la Messa e la confessione con la tortura se essere necesario. Nel 1520 gli abitanti del villaggio la portarono fuori dalla schiavitù e ha voluto proclamare la regina, ma Joan ha rifiutato, sostenendo che ciò era contrario alle regole della Corona. Quando le truppe di Carlos riconquistarono Tordesillas, la riportarono in prigione.
  • Bergenroth [è sempre l’enciclopedia libre a parlare, occhio!] è stato anche il primo a dimostrare che tra il 1525 e il 1527 papa Clemente VII e protestanti hanno unito le forze e stavano per essere riconciliati, mosso da loro rivalità comune con l’imperatore Carlo V, che ha fatto tutto il possibile per evitare tale reconciliación.
  • Trovò anche un documento, di cui non poteva verificare l’autenticità, il quale affermava che Carlo d’Austria, primogenito di Filippo II, era stato giustiziato per ordine del proprio padre [il don Carlos già visto].

*

Ho voluto farvi leggere quanto trovato con i vostri occhi. Con pochi commenti. Il mio non è un comportamento ‘storico’? Già detto, non mi interessa. L’intenzione era far vedere cosa si scrive di lui in Inghilterra e cosa in Spagna.

A mio parere un motivo ci sarà, ancora nel terzo millennio. E noi ora?

Come possiamo chiudere il capitolo su di lui? Già detto – forse troppo – del crescente amore per questo rivoluzionario, avventuroso, acuto e generoso storico. Un vero matto. Per cui, in conclusione, vorremmo spezzare una lancia nei confronti di Espana. E chiudere con le stesse identiche parole con le quali l’enciclopedia libre decide di congedarsi da Bergeroth. Queste:

«A otto anni dalla scoperta delle complessità della politica europea del XVI secolo, Bergenroth afferma: “Purtroppo, non vi ho trovato nessun eroe”».

[1] Non possono essere considerati ingressi Don Carlos e Sebastiano. Che devono ringraziare la loro antenata Isabella D’Aviz. O meglio, chi di lei ha scritto che era matta.

[2] Farò uso degli apici di tanto in tanto, per rammentare il fatto che chi traduce è sempre Google, dall’inglese. O poi dallo spagnolo.