si fa in due

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Paola sospirò e subito dopo fece due domande dirette. Ai due Paoli. Guardandoli dritto in faccia e puntando l’indice sinistro. Prima a uno, poi all’altro.
Paul, sei una persona insensibile? Io? No!
Bene. E tu, Paolo, sei una persona sensibile? Rispondi! Sì, certo!

Allora, devo raccontarvi due storie. Diverse. Due storie importanti. Ognuna ha un dolore dentro. Però anche gioia. Volete sentirle qui? Sarò breve, poi andiamo a cena. D’accordo? Tre sì con tre teste mute.

Paolo, tantissimi anni fa hai fatto l’amore con una donna. Era disperata. O forse solo depressa. Tu eri una delle poche cose belle e delicate accanto. Restò incinta. Ti ha sposato perché lo doveva fare. Ha abortito. Spontaneamente, si dice così. Ma lei non lo voleva quel figlio. Forse tu lo volevi. Non ve lo siete mai detto. Ora io ti sto dicendo la mia parte. Poi, quando vorrai, mi dirai la tua. Paolo, che ti amo come un fratello già lo sai. Se adotterai mai un bambino con Pavel, io ci sarò. Vi sarò accanto. Farò anche la zia, come dice lui. Vi darò una mano. Ma non la mia pancia. Scusa la sintesi. Ho fame. Passiamo all’altra storia.

Paul, tredici anni fa tu hai conosciuto una donna. Da Michele. Di lei sapevi solo il nome, però hai chiesto il suo indirizzo. Mesi dopo l’hai incontrata per caso. E avete fatto l’amore. Il giorno dopo la donna si doveva sposare. Non avrebbe voluto, ma doveva. Non aveva voglia di fare qualunque altra cosa, perché stava molto male. Ha avuto un figlio e lo ha chiamato Gabriele. E ti posso assicurare, scusa la sintesi, che il padre sei tu. I dettagli a dopo.

Paola zittì con la mano Paul che aveva aperto la bocca. Non stava per dire nulla, l’aveva solo aperta. Ma lei lo zittì lo stesso.

La donna non sapeva chi eri. Conosceva solo un nome e poco altro. Ma a quel tempo non ti avrebbe cercato ugualmente. Paul, lei ha avuto moltissimi dolori nella vita. Gabriele è una delle sue poche gioie, la gioia più grande. E questa gioia, fin dalla nascita, ha avuto problemi al cuore. Un anno o due fa, non ricordo di preciso, è stato anche operato. Ora sta meglio. Adesso, Paul, anche perché ho fame, ho deciso di farti un riassunto. Ma ti dichiaro solennemente che quella donna aveva, e in parte ancora ne ha, gravi motivi per non cercarti. Ora vuole dire a suo figlio chi è il vero padre. Anche lei vuole sapere chi sei. E dirlo prima di tutto a te. Avrebbe voluto e dovuto farlo lei. Ma stasera, a quanto pare, lo devo fare io. Per un equivoco. Su un bambino che non è mai nato. Forse, non lo so, una bambina.

Paola chinò il capo e resto muta per due secondi e mezzo, dopo la mitragliata di parole. Per poi rialzare la testa e proseguire. I tre uomini sempre in silenzio.

Paul, ho dovuto farlo io. Sono certa che quella donna non mi odierà per questo. Perché Alma è mia amica. Perché conosco Gabriele. E ci tengo molto. A loro due e ad altre persone che sono loro accanto. Per Alma mi sono improvvisata investigatrice e ti ho trovato. Anzi, la parte più importante l’ha svolta Pavel. So che alla fine lo comprenderai. Per quanto mi riguarda, spero che diventeremo amici. Nonostante questo. Anzi, proprio per questo. Forse, adesso possiamo andare a mangiare, che dite?

Ah, un’altra cosa. Non giudicate quelle due donne. Non fatelo mai. Anche quando forse meriterebbero un giudizio. Non fatelo. Voi, comunque, siete un’altra cosa. Lo sarete sempre. Non potrete mai capire quello che si prova. Ma amare, sì, potete farlo. In fondo, lo avete già fatto. Tanto tempo fa. E almeno quello si fa in due. Quando è amore, si fa in due. Ragazzi, ho una fame che non ci vedo.

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Weinbergschnecke_Paarung

da Confidenze da marciapiede in sedici 1992 – intervento: Paola