specchia d’amore

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prima di leggere
fate partire la musica,
sentite a me. M.A.C.

[..]

Cristina le chiese di cambiare lievemente i suoi programmi per la giornata. Lievissima bugia. Anzi, impalpabile truffa.

Alma arrivò al cancello che erano quasi le sei. Di pomeriggio.

Prima ancora di entrare vide il biglietto. Era tenuto fermo da una pietra, sul vialetto. Sul biglietto una scritta: segui il filo.

Legato alla pietra ce n’era uno rosso, di cotone spesso. Il filo proseguiva tra alberi e foglie, rami e pietre. Ogni tanto una pietra, a tenerlo fermo.

Alma girò e rigirò più volte nel giardino. Raccogliendolo intorno al biglietto. Spola d’amore. Spesso.

Sorrideva. E aveva già compreso. Dal cancello.

Il filo terminava su una montagnola di pietre. Specchia d’amore. Spesso. [1]

In cima alla montagnola era un pacchetto. Legato col terminale di quel filo rosso.

Fino a quando Alma non sfiorò il pacchetto, Uma non si mosse dal  suo nascondiglio. Ma lei l’aveva già intravista, dietro un cespuglio. Che non era così grande da occultare anche la valigia. Piccola, ma verde acqua chiaro.

Correndo incontro ad Alma inciampò. Il vialetto non era molto curato. Finì tra le sue braccia, ansimando. Quasi come la prima volta.

Scusa, c’era una pietra. Ciao, amore. Bentornata.

Mentre l’abbracciava teneva stretto nella mano destra il pacchetto. Incartato alla buona, ma con tantissimo filo rosso.

Mentre la baciava e ribaciava riuscì anche a scartarlo, sempre con una mano sola. Alle sue spalle.

Quando ebbe sotto gli occhi il Cd, Alma disse solo… Diva!

Già, replicò Uma, come il film francese. Lei però è inglese. La conosci?

Sì, certo. Però questo non l’ho ancora sentito.

fotogramma stoppato dal video di Primitive

fotogramma stoppato dal video di Primitive

Sono tutte bellissime, Alma. La più famosa dice sempre perché. Però è parecchio triste. A me quella che piace di più dice che il sole è tramontato in un cielo senza tempo, e dice portami a letto. [2]

Il sole non era ancora al tramonto. Ma si intravedeva il suo annuncio, sul Gianicolo. E nella Serra non c’era un letto, né altro di equivalente.

Ma a cosa ti può servire mai un letto, se sei circondata da cotanta arte, se sei assetata d’amore, e, diciamo anche questo, in astinenza da sesso da più di tre mesi?

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Tratto da Diva in giardino, in Sedici 1993

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NOTE

[1] In Salento si chiamano specchie alcuni manufatti in pietra. Esistono soprattutto lì. E un po’ nella Valle d’Itria e nelle Murge. Sono realizzati sovrapponendo a secco molte lastre calcaree. In altre parole, trattasi di cumuli di pietre provenienti dallo spietramento dei terreni circostanti. Hanno più o meno lo stesso motivo d’origine dei muretti a secco. In Salento ci sono un sacco di pietre in giro. Le chiamano così, le specchie, per via di speculum. Perché servivano, anche, per salirci sopra a  far le vedette. Dal tempo dei Messapi. Almeno, così dicono.

 

[2] Le frasi il sole è tramontato e portami a letto sono tratte dal brano Primitive, contenuto nell’album Diva di Annie Lennox, del 1992. Il brano più famoso in effetti è Why. Il testo completo di Primitive invece è il seguente: Sweetheart. The sun has set. All red and primitive above our heads. Blood stained on an ageless sky. Wipe your tears and let the salt stains dry. Let them all run dry. All run dry… Sweetheart. Take me to bed. That’s where all our prayers are said. Whispered silent in the night. That’s how all our dreams take flight. Let them all go by. All go by… For time will catch us in both hands. To blow away like grains of sand. Ashes to ashes rust to dust. This is what becomes of us. Sweetheart. Send me to sleep. Pray to God our hopes to keep. Take our fears and make us strong. Lead us to where we belong. And let it all go by. All go by…

Non chiedetemi di tradurre. Son qui che ancora rido per la ‘poetica surreale’ fornitami dal traduttore simultaneo di Google. Di mio, poi, avevo solo intuito che ageless sky doveva essere quel cielo senza tempo.
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eccezionalmente, youtube.