la mia sulle leggi elettorali

se volete far partire la musica, cliccate qua
vi allevierà la lettura, lo so già

 

 

Premessa

Attenderò in buona compagnia le motivazioni della nostra Corte Costituzionale.

Perchè resto una persona seria e un’avvocata – anche se felicemente e volontariamente cancellata da un Albo.

Si fa così, per ogni sentenza, se qualcuno non lo sapesse.

E un po’ perchè voglio verificare la fondatezza della mia impressione a caldo.

 

Un po’ di storia

Per non farvi addormentare la farò scherzosa.

A ridosso dello tzunami passato alla Storia come Tangentopoli, in Italia è cresciuto un movimento di opinione a favore del sistema maggioritario.

Movimento che si è espresso in quello che una volta si chiamava referendum.

Nel 1991 – in un pronunciamento referendario già epurato dalla Corte Costituzionale con qualcosa che alla Agatha Christie potremmo chiamare “ne rimarrà solo uno” – italiane e italiani si dissero contrari alle preferenze plurime. Intanto e almeno.

Se si ha voglia di conoscere [qui non posso farla molto lunga] le dinamiche, l’evoluzione e gli inghippi vari del movimento maggioritario in Italia e soprattutto sul come si è intersecato col sistema dei partiti, gli scritti ci sono, anche sul web. Basta digitare le voci giuste. E avere la voglia giusta.

Per ora ricordiamo – a chi non c’era o ha la memoria corta – che il referendum 1991 era quello per il quale un signore di nome Bettino Craxi invitò (inaugurando per primo un invito che sarà poi reiterato) italiane e italiani ad andare al mare.

In forza di un sistema proporzionale e dello stallo politico di quei tempi, Craxi era anche il signore a capo di un Partito che col solo 9% dei consensi elettorali era l’ago della bilancia di molta politica italiana. E non aggiungo altro, che pure è Storia.

Nella primavera 1993 arrivò un altro referendum che abolì il sistema elettorale previsto per il Senato. Visto e acclamato anche questo come una spallata al sistema dei Partiti e in generale come una voglia forte di maggioritario. In Italia.

Da allora partono una serie di cose.
I Partiti si danno una mossa per ossequiare (!?) la volontà del Popolo Italiano.

Quali cose? La legge Mattarella. Innanzitutto. Un inguacchio legislativo che, se paragonato a ciò che passa ora il convento, sembra un babà in mezzo a soufflè sfatti.

Ma è forse il caso di ricordare – sempre per chi non c’era o ha la memoria corta – che da quel periodo nasce molto altro. Forza Italia, per dire la prima. Vado di sintesi. Qualcuna poi ricorda l’Ulivo di Romano Prodi? E la Commissione bicamerale? E Massimo D’Alema (il primo comunista…) a Palazzo Chigi? Ecco.

Da allora è stato un susseguirsi di tentativi.
Li chiamo così perchè oggi mi sento buona.
La Partitocrazia non era affatto morta.
Piuttosto, diciamo, messa in allerta.

Basti riflettere su un dato. Dal 1993 in poi, tutti i Partiti dall’estrema destra all’estrema sinistra, se si danno botte nei denti su tutto, riescono in compenso a sfornare leggi e leggine sui rimborsi elettorali.
Leggi che trovano tutti e dico tutti sempre d’accordo.

E no, non intendo dire nulla sul Movimento 5S.
Nasceva da un’esigenza sacrosanta.
Sta facendo la fine che sta facendo.
Ma – ok, dirò solo questo – dentro ha gente in ottima fede e che si è fatta (e ancora si fa) un po’ dappertutto un… così. Parola di non grillina.

Finiamola qui con l’accenno storico.

 

Come stiamo messe oggi

Facciamo un bel salto e arriviamo ai giorni nostri.

L’attuale legge elettorale – chiamata Italicum – è del luglio scorso.
Ed è valida solo per la Camera dei Deputati.
Perchè… quando è stata fatta si pensava all’esito positivo del referendum sull’abolizione del Senato (tra le altre cose). Sì, quel referendum del 4 dicembre. Nel quale la stragrande maggioranza di italiane e italiani ha detto No. Bene. Evviva la volontà popolare.

Cosa accadrebbe se si andasse a votare oggi?

Avremmo un sistema elettorale – Italicum – per la Camera.
E un altro – chiamato Consultellum – per il Senato.

Cosa c’è in uno? E cosa nell’altro?

Vi prego, non chiedetemelo. Non ho nè spazio nè voglia.
Ora è altro che mi preme.

Diciamo questo, però. E solo del Consultellum.
Dette norme sono quel che resta di una legge per il Senato.
Dopo una pronuncia della Corte Costituzionale che l’ha dichiarata parzialmente incostituzionale.
Come si chiama quella legge?
La chiamano Porcellum per farla più carina, alla latina.

Visto che la parola Porcellum viene utilizzata anche da esimi costituzionalisti, questo da solo dovrebbe darvi l’idea di come stiamo messe.

Ebbene, sempre per chi non lo sapesse, l’attuale legge per il Senato (emendata come sopra) proviene da legge elettorale 2005.
Sfornata dalla maggioranza di destra.
E definita subito dopo Porcata in un afflato osceno di sincerità da parte del suo stesso estensore, tale Calderoli.

 

La mia impressione a caldo

è che – ancora una volta – la Corte ha provato a fare il suo mestiere. Costretta, come è costretta, a fare i conti con quel che c’è.
In un marasma legislativo che non ha eguali nel panorama occidentale.
Alcuni dicono che si sia pronunciata a codesto modo per rendere i due sistemi omogenei, altri perchè… si possa andare subito al voto.

corte-costituzionale

Non penso che la Corte abbia veramente codesto tipo di desideri.
Lo ribadisco, si limita a maneggiare quel che c’è.
Ossia uno schifo politico e legislativo senza precedenti.

 

 

Il risultato qual è?

Che se si andasse a rivotare a breve con questa roba avremmo comunque due sistemi elettorali differenti.

A mio modestissimo avviso, con un paio di aggravanti.

Innanzitutto: come cavolo si può pensare di… attenuare i guasti di un sistema proporzionale introducendo un premio di maggioranza? Come?

La mia è solo un’impressione a caldo, sia chiaro.

E poi, questo è un dilemma politico, prima che costituzionale.

 

Preferenze, la nuova… volontà popolare

Il tam tam mediatico contro lo strapotere del leader unico (Renzi, ma non solo) ha sortito ultimamente il suo bell’effetto.

Italiane e italiani (forse addirittura gli stessi in carne ed ossa) che nei primi anni novanta gridarono a gran voce VOGLIAMO IL MAGGIORITARIO oggi sembrano di diverso avviso.

Una virata in direzione di un ritorno al proporzionale era in atto già da tempo. E le vele a virare erano molte, nel mare magno della politica italiana.

Oggi si sente in giro un altro urlo: VOGLIAMO LE PREFERENZE.
Per rispettare la volontà popolare.
Contro lo strapotere dei Partiti che decidono i… nominati.

Poveri fessi. Dico solo questo. Poveri fessi.
Fessi, ignoranti e di memoria corta.
Oppure, semplicemente in malafede.
Non solo i Partiti. Ma molti, moltissimi italiani. E italiane.

Il proporzionale, poi, gioca a favore delle ali estreme. Questo si sapeva già.
Per cui, a sinistra, anzi più a sinistra che a sinistra non si può, si invoca il ritorno al proporzionale, altrimenti non saprebbero proprio come campare.
Non aggiungo altro.

 

Avrei voluto…

a tal proposito, scrivere qualcos’altro sui rimborsi elettorali. E su partitelli e partitini (ricordate un Diliberto?) che ancora li stanno a riscuotere. Ma ho già scritto tanto. Basta così.

 

Europa, questa sconosciuta

Piuttosto, se vogliamo parlare di Diritto, ma seriamente,
ci sarebbe qualcosa da dire e di cui poco si parla in Italia.
Almeno da quindici anni.

Europa ci prova. Da almeno 15 anni.

Nel 2002 è stato sfornato un Codice di buona condotta elettorale che sintetizza le regole essenziali per un processo elettorale autenticamente democratico. Da chi è stato redatto? Dal Consiglio d’Europa.

In detto Codice si prevede che per assicurare un corretto svolgimento delle elezioni si ritiene fondamentale la stabilità della legge elettorale.

Detta stabilità si traduce nella seguente regola: gli elementi fondamentali del diritto elettorale, ed in particolare il sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorale ed il ritaglio delle circoscrizioni non devono poter essere modificate nell’anno che precede le elezioni o devono essere trattate a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria. 

Direte: è il Consiglio d’Europa. Chi se ne frega.

questa invece è la sede del Parlamento UE

questa invece è la sede del Parlamento UE

Ma non è tutto. Nel 2009 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (sì, si chiama ancora dell’Uomo, pazienza) in un giudizio contro la Bulgaria ha inserito quel Codice lì fra i «documenti internazionali rilevanti». Aggiungendo, che – citando testualmente le parole della Commissione che lo ha sfornato – sempre detto Codice rappresenta «il cuore di un codice di buona pratica in materia elettorale».

Ciò in virtù del fatto che: «La stabilità del diritto è un elemento importante per la credibilità di un processo elettorale, ed è essa stessa essenziale al consolidamento della democrazia. Infatti, se le norme cambiano spesso, l’elettore può essere disorientato e non capirle, specialmente se presentano un carattere complesso; a tal punto che potrebbe, a torto o a ragione, pensare, che il diritto elettorale sia uno strumento che coloro che esercitano il potere manovrano a proprio favore, e che il voto dell’elettore non è di conseguenza l’elemento che decide il risultato dello scrutinio».

Per cui, mi chiedo, concludendo: a quando un ricorso italiano presso la Corte Europea? Presto, molto presto, di questo passo.

Iniziò tutto con Porcata, nel 2005, che oltre a violare Grammatica, Buon senso e molto altro, ha inaugurato l’infausto corso di leggi elettorali italiane che violano detto Codice. Allora le elezioni si tennero a poco più di 3 mesi di distanza dalla legge.

Certo, oggi, se ci si impegnano, possono fare di peggio.

 

Dulcis in fundo…

Democrazia Paritaria. Ancora più sconosciuta. Ma questo si sapeva già.

Certo, ora oltre al danno c’è anche l’ennesima beffa.

L’ossequio della “rappresentanza di genere” introdotta per la Camera con la doppia preferenza non viene – è ovvio, che pretendi? – previsto per il Senato, dove ci sono i collegi uninominali.

Come a dire: oh, donne, non rompete le balle! Già è tanto…!

Ebbene, intanto diciamo questo: se i Partiti volessero, il modo di ossequiare sul serio la Democrazia Paritaria ci sarebbe sempre. Ovunque.

50E50 docet.

questo invece è un film. e c'entra ancora meno.

questo invece è un film.                     e c’entra ancora meno.

Il fatto è che quella doppia preferenza (caldeggiata ahimè anche da molte organizzazioni di donne come una gran trovata) è una beffa, una vera beffa. Ve lo devo veramente dire io il perchè?
Pensate ai luoghi decisionali.
Pensate a chi e a come deciderà i nomi di quella doppia preferenza.
E qui mi fermo.
Meditate, donne. Meditate.

M.A.C. 26.01.17

 

POST SCRIPTUM.
en passant, la sottoscritta:
– ha votato SI il 4 dicembre 2016,
– è favorevole al maggioritario puro,
– all’abolizione del Senato,
– alla riforma di una buona parte della Costituzione Italiana relativa ai rapporti tra Stato e Regioni, alle materie referendarie e più in generale agli istituti di democrazia diretta. Amen.

 

NOTA A MARGINE
Forse qualcuna di voi lo avrà notato
e si starà chiedendo come mai.
Questo pezzo lo inserisco nel blog Sedici.
E non in quello che porta il nome di un libro: A carte scoperte.
Libro del 2011 dove molto ho scritto di sistemi elettorali e dintorni.

Soprattutto, acartescoperte.eu sarebbe il blog dove scrivo, di volta in volta, le mie pensate. Dal 2011. Mentre sedici.us sarebbe solo… la vetrina per un altro libro. Sedici libri, per l’esattezza. Anzi, diciassette. Dal 1989 al 2005 compreso.

Il motivo è un fatto di più motivi:

  1. Intanto lo fo per puro divertissement. Dal 2012 – anno cruciale per me – ho deciso di smettere di essere seriosa e di darmi alla pazza gioia.
  2. Infatti una parte del divertissement sarà dire al blog che questo pezzo è del 16 febbraio 2014, anzichè 26 gennaio 2017 come dovrebbe essere.
  3. Poi mi divertirò con i tag, come sempre del resto.
  4. Soprattutto, per scrivere Sedici sto ripercorrendo anni pieni zeppi di eventi determinanti.
    Anni nei quali è stato seminato molto di quel che oggi fiorisce nella cosiddetta politica, italiana e non.
    Anni con dentro roba che sembra essere stata scordata dai più.
    Proprio come accade in chi si avvia verso la senilità, il Popolo Italiano tutto per intero – maschi e femmine – sembra affetto da smemorataggine di storia recente.
    Sulle mistificazioni dei fatti storici italiani e mondiali meno recenti poi… meglio sorvolare.
    Sembra una contraddizione in termini, ma non lo è: Italia è Infante di Democrazia e il suo Popolo è Senile nel Cuore e nella Volontà.
  5. infine… con questo scherzetto replico indirettamente a chi volesse continuare a sostenere che dentro Sedici io stia a raccontare “solo” o “soprattutto” di rapporti privati, amplessi e varie amenità o atrocità interpersonali. Ecco, non è così: nonsolosesso. Ciao.