testa di ponte

[ segue da ho conosciuto una donna ]

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Uma? Grazie, grazie. Io ci verrei anche. Non subito, vediamo. Il fatto sai qual è? Che anche qua di stereotipi ce ne sono a milioni. Su avvocati e su avvocate. E poi, ora te lo racconto io un altro fatto. Apri bene le orecchie, Uma. Il racconto è lungo. Non è ancora un film, ma ne vedremo delle belle. Ne sono certa. Sta a sentire.

C’è un avvocato italiano che vive in Italia. Si chiama Dell’Utri. Avvocato, si fa per dire. È laureato in Giurisprudenza, ma non ha mai fatto l’avvocato. E se lo ha fatto è solo per scherzo.

Questo qua è nato a Palermo. E ha un amico che si chiama Berlusconi, che invece è nato a Milano. Di questo Berlusconi, che ha fatto un sacco di soldi, Dell’Utri è diventato collaboratore stretto. È Presidente della Fininvest, che sarebbe la società di pubblicità di questo Berlusconi.

Questi due hanno un altro amico che si chiama Mangano, un mafioso di prima categoria. Della famiglia mafiosa di Porta Nuova, a Palermo. Questo Mangano è stato assunto da quel Berlusconi. Per fare lo stalliere nella sua villa, dice. Ma è fesseria. E per essere difeso da altri mafiosi, perché Berlusconi ha paura di essere sequestrato, per via che ha molti soldi. Dice.

Ma sai come lo chiamava Borsellino, il giudice che hanno ammazzato quando noi eravamo in barca, l’anno scorso? Sai come lo chiamava a questo Mangano? Testa di ponte della Mafia nel Nord dell’Italia, lo chiamava. Testa di ponte, altro che stalliere!

Ma questo è niente, Uma. Non ne hanno solo uno di amici mafiosi, quei due. Ne hanno tanti. Ne hanno troppi. E hanno troppo potere.

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Alla fine, vuoi sapere l’ultima? A quanto pare, sempre questi due, Dell’Utri e Berlusconi, proprio quest’anno vogliono fondare un Partito nuovo in Italia. Un Partito politico. Che secondo loro dovrebbe risolvere tutti i nostri problemi. E sai come lo vogliono chiamare? Forza, Italia![1]

Davvero?

Già… forza, Italia! Col punto esclamativo. Manco fossimo allo stadio! Uma mia, tu stai a Boston e ti fanno vedere quei film lì, ti arrabbi e hai ragione. Ma il fatto sai qual è? Che tra poco, qui in Italia, di film ce ne faranno vedere di peggiori. E non saranno film, purtroppo. Sarà la realtà, Uma! Vien voglia di andarsene per davvero. E non per qualche settimana soltanto. Ma lasciamo stare, meglio non pensarci, ora. Adesso io voglio festeggiare. A proposito, auguri passati, Uma!

Eh, già! Però passati da poco, solo poche ore. E allora auguri anche a te, avvocata Paola di Catania bellissima!

Grazie, grazie. Troppo buona. Paola accende una seconda sigaretta. E cambia tono e discorso. Adesso, dopo tutti questi film, me lo dici chi è Arianna?

Eh, un’altra volta! Sono stata un sacco al telefono. Ciao. Dai un bacio a Kate da parte mia, appena torna. E Uma butta giù.

A Paola le antenne tornano all’insù.
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[1] Giorni dopo Paola si informerà. Il primo film di cui parla Uma è My cousin Vinny, distribuito in Italia con la traduzione letterale di Mio cugino Vincenzo, con Joe Pesci e Marisa Tomei. La quale Tomei, nel marzo 1993, vincerà in effetti l’Oscar come migliore attrice non protagonista. L’altro film, ancora non uscito, è Philadelfia. Che nel 1994 di premi ne prenderà un sacco sacchissimo, per dirla con parole di Uma. Tra gli altri, un Oscar a Tom Hanks e un altro a Bruce Springsteen.
Il film di cui parla Paola, invece, quello di Forza, Italia! ahimè, vincerà anche lui. Non sarà un film. E neanche una vera e propria commedia. Ma vincerà. Non solo, in Italia terrà banco al botteghino per 20 anni e più. E in troppi stanno ancora riscuotendo percentuali sugli incassi.

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Estratto dal capitolo ‘Le chiamano commedie’ in Sedici 1993